Lo scopo principale dell’identità digitale è evidente: garantire la sicurezza nella vita quotidiana nello spazio formativo digitale e sostenerla, assicurando la mobilità all’interno e all’esterno dei diversi livelli formativi. L’identità digitale contribuisce all’apprendimento permanente come anche all’accesso e al controllo dei dati legati all’intero percorso formativo. Nel limite del possibile, essa dovrebbe permettere di tutelare il diritto all’autodeterminazione digitale, rimanendo allo stesso tempo accessibile e facile da usare. Nel contesto dell'«Identity management», o gestione dell'identità, ci si concentra sui diversi modelli tecnici di identità digitali rilevanti per il sistema formativo. Questi modelli si posizionano tendenzialmente tra due estremi e riflettono sistemi di controllo e responsabilità dei dati pressoché diametralmente opposti tra di loro. Ciononostante, esistono delle alternative che offrono delle vie di mezzo con maggiore equilibrio tra controllo, sicurezza e mobilità.
Tuttavia, questi sviluppi tecnologici e modelli costituiscono solo le fondamenta dell’approccio nei confronti dell’identità digitale. È fondamentale notare che il dibattito sulle identità digitali nel settore della formazione ha un nucleo tecnico, ma deve essere condotto in modo chiaramente olistico. Infatti, proprio nel settore formativo, l'identità digitale non è un concetto prettamente informatico e astratto, ma riguarda vere persone che stanno affrontando un percorso formativo. Soprattutto per le bambine e i bambini e le e i giovani, lo sviluppo della propria identità dipende da un contesto protetto che li accompagna dal punto di vista pedagogico. Per questo diventa necessario esplorare non solo gli aspetti puramente tecnici, ma anche questioni di etica e pedagogia, fino alle conseguenze pratiche in settori come l'approvvigionamento.
Il nostro nuovo dossier «Identità digitale» è un punto di partenza in questa discussione: individua il ruolo dell’identità digitale nel sistema formativo, ne affronta i molteplici aspetti e prospettive di indagine e mostra i vari punti di incontro. La versione integrale del dossier è disponibile in tedesco e in francese.
La pluralità invece che un monolite
Quando si discute di identità digitale, non è raro approdare a discorsi semplicistici. Tuttavia, osservare l’identità digitale unicamente dal punto di vista tecnologico è riduttivo e non rispecchia la frammentazione della realtà del settore formativo. Un individuo non è mai solo «una» persona, ma è «composto» da numerose identità, complete o parziali che siano, che si esprimono a seconda del contesto. Un’alunna è allo stesso tempo una cittadina, un membro di un’associazione studentesca oppure un’utente di piattaforme social media. Questi esempi mostrano come dai diversi ruoli assunti nascono identità diverse e che queste identità hanno caratteristiche differenti tra di loro che possono anche sovrapporsi.
La pluralità delle identità personali è ancora più importante nel contesto del settore formativo se si considera come l’infanzia e l’adolescenza sono le fasi critiche dello sviluppo della personalità di ogni individuo. Il percorso formativo diventa a sua volta per le alunne e gli alunni il processo di sviluppo della loro identità. Garantire loro la possibilità di sperimentare e sbagliare in un ambiente sicuro e protetto, coltivando allo stesso tempo le competenze per gestire i propri dati e la propria identità in modo autodeterminato è un compito cruciale del settore della formazione che non è realizzabile senza la concezione delle identità digitali al plurale.
La pagina tematica «Perché il singolare «identità digitale» non è sufficiente» approfondisce l’importanza della definizione plurale delle identità digitali, illustrando gli aspetti pedagogici e psicologici, etici, sistemici e funzionali.
I modelli di identità a confronto
Nello spazio formativo svizzero, le identità digitali si basano oggi prevalentemente su tre modelli di identità: l'identità centralizzata, l'identità federata e l'identità decentralizzata. Quale di questi modelli sia il più adatto alle esigenze e ai bisogni delle istituzioni dell’educazione dipende da molti fattori e dalla loro rispettiva preponderanza, quali per esempio la facilità d’uso, la protezione e la sicurezza dei dati, la mobilità e l’autodeterminazione digitale. Nelle identità centralizzate, un’identità digitale viene creata e gestita da un’autorità centrale ed è di norma valida per un solo servizio. Il controllo delle e degli utenti sui propri dati è estremamente limitato, come anche la mobilità digitale: cambiando scuola, percorso formativo o servizio diventa necessario creare una nuova identità. Ciò comporta tempo e lavoro in più necessari per creare e gestire le identità utilizzate.
Come le identità centralizzate, anche le identità federate sono rilasciate da un fornitore centrale. Tuttavia, quest'ultimo collega l’identità a fornitori di servizi tramite un ente terzo (federazione dei servizi di identità) per federare l'identità. Questo implica che un'unica identità può essere utilizzata per accedere a numerosi servizi e/o istituzioni. Questo genere di identità è meno dispendioso, più facile da usare per l’utenza e necessita di meno dati personali. In generale, le identità federate rafforzano l’autodeterminazione digitale.
Edulog è un esempio di identità federata nello spazio formativo svizzero. Dal 2020, la federazione mette a disposizione di alunne e alunni, come anche corpo insegnante e personale amministrativo delle scuole dell’obbligo e del livello secondario II un accesso centralizzato alle piattaforme per l’apprendimento, i servizi cloud, gli strumenti didattici e le applicazioni. Con Edulog le e gli utenti creano uno pseudonimo unico che utilizzano per accedere a tutti i servizi online collegati, senza doversi connettere più volte. I cantoni, i comuni o le scuole rilasciano le identità in qualità di fornitori di identità. I fornitori di servizi permettono direttamente l’accesso ai loro servizi tramite Edulog.
Le identità decentralizzate si basano su tecnologie moderne come la crittografia e le soluzioni di archiviazione decentralizzate: le e gli utenti amministrano in maniera indipendente i giustificativi digitali, per esempio le identità, attraverso un portafoglio elettronico. Queste identità garantiscono così il massimo controllo delle e degli utenti sulle proprie identità e i propri dati, ma necessitano anche una maggiore responsabilità. Ciò non è evidente nel contesto formativo dove le competenze mediali, soprattutto delle alunne e degli alunni, possono variare drasticamente tra i singoli livelli di istruzione e i singoli individui. Nonostante le sfide, questo modello rimane molto interessante per il sistema formativo per la sua compatibilità con i certificati digitali. Questo modello permette di rilasciare e controllare certificati digitali, come diplomi e attestati di formazione, senza memorizzare dati personali in modo permanente o senza contattare l’istituzione che ha rilasciato il documento per verificarne l'autenticità.
Innovazione tecnica e sviluppi futuri
Il panorama delle identità digitali in Svizzera si trova ora ad affrontare un importante cambiamento delle condizioni quadro. A settembre 2025 è stata approvata la legge sull’identità elettronica (e-ID), il documento ufficiale d’identificazione rilasciato dallo Stato. L'architettura dell'e-ID si basa sul modello di identità decentralizzata: i dati non sono memorizzati a livello centrale, ma sono decentralizzati sui dispositivi finali dei titolari della rispettiva e-ID. Qui sono protetti in un portafoglio elettronico. Basandosi sul paradigma dell’identità autodeterminata, lo sviluppo dell’e-ID è accompagnato dal principio della «privacy by design», che considera la protezione dei dati un requisito fondamentale. Oltre a ciò, autorità e aziende possono richiedere e memorizzare solo i dati strettamente necessari per lo scopo specifico e per loro non è possibile dedurre l’identità o il comportamento di una persona. In questo senso, l’e-ID soddisfa i più alti requisiti in termini di sicurezza, protezione dei dati e affidabilità.
L'adozione dell'e-ID in Svizzera ha inoltre gettato le basi per un'infrastruttura di fiducia statale, necessaria affinché anche altre autorità e organizzazioni possano emettere documenti elettronici. Questa infrastruttura è già una realtà ed è disponibile come bene pubblico. A Educa stiamo testando le possibilità offerte dall’e-ID e dalla relativa infrastruttura di fiducia nell’ambito del progetto dell'ADS «L’attestato di maturità come certificato digitale»: l’istituzione di un certificato digitale per l’attestato di maturità renderebbe il processo di iscrizione alle scuole universitarie più efficiente, automatizzando procedure di verifica piuttosto laboriose e garantendo allo stesso tempo la gestione in modo autodeterminato delle identità. Questo progetto rappresenta uno dei primi casi d’uso dell’infrastruttura di fiducia nel contesto formativo.
L'introduzione dell'e-ID non si pone necessariamente in concorrenza con le soluzioni esistenti attualmente utilizzate nelle istituzioni formative. Offre piuttosto nuove opportunità per concepire in modo nuovo la gestione delle identità: molto probabilmente, il futuro delle identità digitali nello spazio formativo non risiede nella sostituzione di sistemi collaudati, quanto nella loro espansione compatibile attraverso la coesistenza dei diversi modelli e delle infrastrutture tecniche a disposizione. In questo senso, il sistema formativo può ora concentrarsi sulle possibilità offerte da queste nuove condizioni quadro e sulle misure necessarie per continuare a preparare in modo ottimale lo spazio dei dati dell’educazione a questo futuro.