Storia del diritto d'autore
Nel 1440 ca. Gutenberg inventò la stampa. Un procedimento che rese possibile la riproduzione «in serie» di testi. Chi prima di allora intendeva riprodurre un libro, doveva copiarlo. A quei tempi la copiatura era un'operazione talmente ardua che a nessuno veniva in mente di indennizzare l'autore del testo originale per la copia ottenuta. Presso gli antichi, dunque, gli artisti o erano benestanti o beneficiavano della protezione di un mecenate (da Mæcenas, il benefattore di Orazio). Fino al Medioevo inoltrato, il concetto cristiano dell'autore come mediatore fra Dio e gli uomini mise in ombra la persona del creatore di opere. Il «maestro anonimo» ne è eloquente testimonianza.
Per compenso divino
Martin Lutero introdusse la sua traduzione della Bibbia con le seguenti parole:
«…ho ricevuto invano, invano ho dato e non desidero nulla in cambio. Gesù Cristo, il mio Signore, mi ha ricompensato cento e mille volte.»
Per molto tempo, in certi casi addirittura sino ad oggi, è invalso il concetto che chi ha la fortuna o il tempo di scrivere un libro o di comporre musica, debba farlo per compenso divino. Dopo l'invenzione di Gutenberg, si pensò innanzitutto ai tipografi e non agli autori. I tipografi dovevano dapprima acquistare i manoscritti. Non così i tipografi successivi, i quali, non dovendo pagare i manoscritti, potevano vendere a prezzo più basso le loro ristampe, danneggiando però i tipografi originali. Oggi si parlerebbe di pirateria. I tipografi ottennero dunque dei cosiddetti “privilegi”: il diritto di pubblicare, in esclusiva, una determinata opera durante un determinato periodo in un determinato territorio. Il più antico privilegio svizzero fu concesso nel 1531 a Basilea.
Soltanto a partire dal XVII secolo, rappresentanti del diritto naturale e dell'Illuminismo svilupparono il concetto di opera come proprietà dell'autore.
La prima legge
La prima legge che riconobbe alcuni diritti agli autori fu emanata dalla regina Anna d'Inghilterra nell'anno 1709. Dei concetti del diritto naturale ci si appropriò 100 anni dopo, nell'ambito della Rivoluzione Francese. In due leggi della rivoluzione del 1791 e del 1793 furono soppressi i privilegi e fu riconosciuta la «propriété littéraire et artistique».
Negli altri paesi ci volle più tempo. Ancora nel 1810, Goethe si lamentava del fatto che gli autori dovessero accontentarsi dell'onore, laddove agli editori andava tutto il guadagno:
«Chi non ha intelletto non crede nella proprietà intellettuale».
In Svizzera la prima legge sul diritto d'autore fu emanata nel 1883. Nel 1886, grazie all'impegno del consigliere federale svizzero Numa Droz fu adottata la Convenzione di Berna per la tutela di opere della letteratura e dell'arte, cui aderiscono oggi quasi tutti gli stati.
Il riconoscimento definitivo
La legge sul diritto d'autore fu riconosciuta una volta per tutte nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo dell'ONU del 1948, che nell'articolo 27 stabilisce allo stesso tempo il diritto al libero accesso all'informazione da un lato e il necessario riconoscimento degli interessi materiali degli autori dall'altro.
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Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
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Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.


